Le donne di Allah

E’ uscito il mio Libro:

Le donne di Allah. Viaggio nei feminismi islamici, edito da Bruno Mondadori, Milano

La lotta di liberazione femminile non è un’esperienza esclusiva dell’Occidente. Lo raccontano, e soprattutto lo dimostrano, le musulmane che ho incontrato in Turchia, Malesia, Iran, Indonesia, Egitto…sono filosofe, studiose dei testi sacri, attiviste che lottano per i loro diritti. Un viggio per incontrare chi crede nel Corano come simbolo di libertà e di progresso.

Bhutto. il documentario

Martedì 09 Novembre 2010 14:13

Bhutto, è un documentario, non un film, che ripercorre la vita di Benazir Bhutto, prima donna ministro nel mondo islamico moderno, uccisa da un attentato a Rawalpindi nel 2007.

Voluto e prodotto da Mark Siegel, Bhutto ripropone in immagini quanto già espresso in Daughter of the East (1^ ed. 1988) autobiografia di Benazir in cui però il sapiente intervento

di Siegel è stato fondamentale. Risultato: un grande panegirico della statista pakistana, della quale si vuole proiettare un’immagine globale completamente positiva, di donna che

ha lottato strenuamente per il bene del proprio paese, un’eroina che ha avuto come unico difetto quello di stare sempre dalla parte della democrazia, contro l’oscurantismo islamico

e i nemici del popolo pakistano. Immagini di Benazir e spezzoni dei suoi discorsi sono costantemente cuciti dagli interventi apologetici di Siegel e di altre consigliere americane, dalle

lacrime dell’improponibile vedovo di Benazir, Asif Ali Zardari, ora Presidente del Pakistan, e di altri familiari. Uniche voci fuori dal coro sono quelle dello scrittore Tariq Ali (ma che

non si esprime apertamente contro l’operato della Bhutto) e di Fatima, figlia di Murtaza, il fratello di Benazir ucciso dalla polizia pakistana nel 1996, mentre lei espletava il secondo mandato.

Murtaza era in aperto contrasto con la politica della sorella e con il cognato Zardari, uomo notoriamente corrotto, e l’ombra del sospetto di fratricidio s’è più volte allungato su Benazir.

Ma a Fatima lasciano solo dire che “Benazir non era femminista”, come se questo fosse motivo di vanto. In realtà, è vero che Benazir non ha fatto nulla, in ben 2 mandati, per migliorare la s

ituazione femminile pakistana, neppure un tentativo di abrogare le terribili leggi hodud varate dal tiranno Zia al-Haqq e di cui hanno fatto le spese soprattutto le donne, confermandosi quale

token woman utile per convogliare aiuti internazionali in Pakistan, purtroppo non a beneficio dei pakistani, ma delle casse della famiglia Bhutto-Zardari. Tutte verità che questo patinato rendiconto

da 1001 notte si guarda bene di toccare, anche per assolvere la politica americana.

Ma, nonostante tutti questi sforzi, rimane l’assordante silenzio del documentario su ciò che Benazir, nel bene o nel male, ha fatto per il Pakistan.

Humayun

Golbadan, figlia di Babur, il capostipite della dinastia Moghul.e sorella del di lui successore Humayun, narra la storia della sua famiglia nella prima metà del XVI secolo. Oltre a descrivere gli avvenimenti politici, Golbadan getta luce sui costumi sociali del tempo, soprattutto sull’etichetta di corte dei successori di Tamerlano. La vivacità della narrazione di Golbadan, originariamente redatta in lingua persiana, ne fa un documento eccezionale per la comprensione della storia sociale dell’islam centrasiatico e indiano.

Iranista e islamologa, laureata in Lingue Orientali a Venezia, ha conseguito il Ph.D. in Near Eastern Studies presso la New York University. Si occupa soprattutto di problematiche di genere nei paesi islamici, in molti dei quali ha svolto ricerca.