Muraqqa

Muraqqa’e sharqi is a collection of articles contributed by scholars who are among Professor Peter J.Chelkowski’s colleagues, former students, friends who want to dedicate this work to him as an expression of personal friendship, gratitude, and respect for his incomparable contribution to Persian and Islamic Studies.

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La straordinaria cultura persiana è il risultato di una complessa e singolare esperienza in cui hanno avuto un ruolo essenziale le civiltà achemenide, seleucide, parta e sasanide, succedutesi sull’altopiano iranico prima dell’avvento dell’islam.
Il volume ripercorre la storia soprattutto culturale dell’Iran pre islamico, le cui vestigia artistiche e architettoniche ne sono ancora oggi eloquente testimonianza. Il testo è corredato da ricche illustrazioni che ci permettono di comprendere ed apprezzare maggiormente una delle più splendide civiltà del mondo antico.

Le dita nella terra – Le dita nell’inchiostro

Un’antologia di racconti, memorie e saggi di donne che hanno vissuto nel passato e nel presente, in quattro stati asiatici: donne d’Afghanistan, India, Iran e Pakistan. Un immenso territorio che ha condiviso una millenaria storia politica, sociale, economica, religiosa e culturale è stato separato nel secolo scorso in quattro stati, spesso dilaniati tra di loro da conflitti religiosi ed etnici o coinvolti in rovinose guerre per il predominio di altre potenze sulle proprie terre; ma le divisioni politiche e territoriali non hanno mai del tutto spezzato i legami culturali tra i popoli che lo abitano. La lettura dei testi presentati da Anna Vanzan sfata i luoghi comuni sulla condizione delle donne in queste aree, ma al tempo stesso evidenzia le pesanti restrizioni dei loro diritti sociali e politici, attuate su scala nazionale per mezzo dei poteri politico-religiosi e su scala locale per mezzo di tradizioni e vincoli di cui le donne sono tuttora le vittime principali.

Le avventure di Hajji Baba di Isfahan

Il miglior libro che sia stato scritto sul temperamento di un popolo asiatico è certamente il romanzo di Morier intitolato Hajji Baba. Le Mille e una notte, s’intende, sono fuori discussione: restano imparagonabili; la verità è che non saranno mai eguagliate. Perciò, a parte questo capolavoro, Hajji Baba è di prim’ordine…». Questo entusiastico giudizio è stato espresso dal Conte Arthur De Gobineau, viaggiatore, memorialista e autore di saggi sulla storia e sulla società persiana, e definito ancora di recente «più persiano dei persiani». L’autorevolezza di De Gobineau suona quindi come conferma immediata e sicura dell’importanza del presente libro per la conoscenza della vita in terra musulmana

La veste strappata

Gli otto racconti di Nahid Tabatabai spaziano dal frammento alla narrazione ampia che esplora in tre storie di donne un unico evento. Comune a tutti è la capacità di cogliere la soggettività dei sentimenti all’interno di un quadro sociale di cui non si ignorano le violente contraddizioni. L’immagine metaforica della “veste strappata” suggerisce dolorosamente la nuda realtà che affiora attraverso lo squarcio aperto da un momento, un evento che disvela una verità nascosta, spesso ignorata dagli stessi protagonisti. L’autrice intreccia il quotidiano e l’immaginario con suggestive provocazioni spesso affidando all’intuizione del lettore una conclusione che è sempre “altrove” rispetto al momento narrato.

Gli sciiti

Gli avvenimenti di questi ultimi anni in Iran, Iraq e Libano hanno imposto all’attenzione internazionale lo sciismo quale componente politico-religiosa cruciale nel già complesso rapporto tra Occidente e Islam. Gli sciiti appartengono infatti a una delle due grandi famiglie in cui si divide il mondo musulmano e sono circa il 10% contro il 90% della corrente maggioritaria sunnita. L’origine della divisione ha motivazioni più politiche che dottrinali e risale alle lotte civili per la successione dopo la morte del Profeta Muhammad. La storia dello sciismo è ricca di vicende drammatiche e di frazionamenti interni ma anche di una fervida devozione popolare, che ha dato vita a rituali e manifestazioni di grande fascino e impatto emotivo. Un ritratto dell’Islam sciita tra storia, politica e cultura.

Figlie di Shahrazād

Scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi

Le donne d’Iran scrivono da tempi lontani e non hanno mai abbandonato questa vocazione. Successi internazionali di scrittrici iraniane esuli non sono bastati a indirizzare l’attenzione del pubblico sulle colleghe rimaste a vivere e a scrivere – in lingua persiana – nel loro paese. Eppure, dall’instaurazione della Repubblica Islamica a oggi, la produzione femminile supera quella degli uomini, almeno per la narrativa. E il dibattito intellettuale si arricchisce quotidianamente anche grazie all’apporto delle pensatrici impegnate a vario livello nella vita sociale e politica dell’Iran.
Questo volume percorre la storia di una cultura femminile che ha le sue radici in consuetudini di lunga tradizione, ma si sviluppa di fatto negli ultimi due secoli, offrendo una prospettiva nuova su una società islamica postmoderna in cui si intersecano modelli culturali antichi e contemporanei.

La scrittura femminile islamica, fra tradizioni secolari e società postmoderna.

Fiabe persiane

Tradizionalmente, chi raccontava storie nel mondo persiano erano uomini. Coloro i quali lo  facevano di mestiere erano raggruppati in  apposite corporazioni e giravano di villaggio in villaggio e di mercato in mercato; si esibivano all’aperto oppure nella sala da tè e  da caffè il cui ingresso era pronbito alle donne, alle quali era riservata la narrazione casalinga, accanto al fuoco.

Donne senza uomini

A metà primavera l’albero che era in lei scoppiò… in una metamorfosi eterna le particelle di Mahdokht si disgiunsero l’una dall’altra… Infine, tutto fu compiuto. L’albero si trasformò in semi, una montagna di semi. S’alzò il vento, un vento forte che sparpagliò per aria i semi dell’albero Mahdokht. Mahdokht viaggiò insieme all’acqua, nell’acqua… Divenne ospite del mondo. Andò in tutto il mondo.
Cinque donne appaiono in brevi storie parallele che ci danno un quadro della società al femminile (dalla ricca borghese alla giovane prostituta). Varie vicende le portano a uscire dalla vita destinata per confluire tutte nella casa della ricca Farrokhlaqa. In un piccolo mondo separato dove predomina il femminile (un solo uomo presente si fa chiamare non a caso “giardiniere gentile”) si ripropongono, nella realtà o nelle aspirazioni, le gerarchie del passato. L’utopia frantumata? Forse invece lo sguardo coraggioso di Parsipur riesce a suggerire, attraverso il surreale, l’intreccio complesso dei condizionamenti che coinvolgono anche le donne. Resta come speranza la metafora forte di Mahdokth, donna-albero che si è piantata nella terra e continua a vivere radicata in quella natura negata (anche ora, in parte) alla donna iraniana.

Crowning

Now almost one hundred years later Taj’s memoirs are relevant and qualify her not only as a feminist by her society’s standards but also in comparison with feminists of her generation in Europe and America. Beyond her fascination for the material glamors of the West at the turn of the twentieth century–fashion, architecture, furniture, the motorcar–she was also influenced by Western culture’s painting, music, history, literature and language. And yet throughout this time she kept her bond with her own literary and cultural heritage and what she calls her “Persianness.”

Iranista e islamologa, laureata in Lingue Orientali a Venezia, ha conseguito il Ph.D. in Near Eastern Studies presso la New York University. Si occupa soprattutto di problematiche di genere nei paesi islamici, in molti dei quali ha svolto ricerca.