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	<title>Anna Vanzan</title>
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	<description>Iranista e islamologa, laureata in Lingue Orientali a Venezia, ha conseguito il Ph.D. in Near Eastern Studies presso la New York University. Si occupa soprattutto di problematiche di genere nei paesi islamici, in molti dei quali ha svolto ricerca.</description>
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		<title>Caos a Kabul, emblema di una guerra fallita</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 06:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caos sembra nuovamente regnare a Kabul, in seguito alle violente manifestazioni di protesta dei locali contro la ambasciata americana, dopo che materiale religioso e copie del Corano sono state bruciate nella base Usa di Bagram, a pochi chilometri dalla capitale afgana. Qualcuno ha già etichettato l&#8217;ira degli afgani come la “solita” manifestazione integralista, ma [...]]]></description>
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<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Il caos sembra nuovamente regnare a Kabul, in seguito alle violente manifestazioni di protesta dei locali contro la ambasciata americana, dopo che materiale religioso e copie del Corano sono state bruciate nella base Usa di Bagram, a pochi chilometri dalla capitale afgana.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Qualcuno ha già etichettato l&#8217;ira degli afgani come la “solita” manifestazione integralista, ma è bene invece inquadrare quanto sta accadendo in una prospettiva più ampia. Solo una settimana fa, martedì 14, si sono verificati violenti attacchi a Kabul: un commando, presumibilmente talebano, si è arroccato in un alto e incompiuto edificio (impietoso simbolo della “non” ricostruzione del Paese) da dove ha fatto fuoco per l&#8217;intera giornata contro l&#8217;ambasciata americana, il quartiere generale Nato e la sede della direzione della Sicurezza nazionale. Contemporaneamente, si sono verificati due attacchi suicidi vicino il Parlamento, mentre ne è stato sventato un terzo nei pressi dell&#8217;aeroporto. Mentre l&#8217;ambasciatore americano, </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Ryan Crocker, ha </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">sminuito l&#8217;evento dicendo che non era accaduto “nulla di grave”</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">, i</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">l Presidente Karzai ha lodato la reazione delle forze di sicurezza: ma le sue parole non ingannano nessuno, tantomeno gli afgani, i quali si rendono conto dell&#8217;estrema fragilità delle loro vite e dell&#8217;imperizia delle istituzioni preposte alla loro difesa. Gli attentatori di S. Valentino, ad esempio, sono riusciti a passare i posti di blocco con tanto di armi nascoste sotto i </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>burqa </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">con i quali si erano travestiti. Nessuno li ha fermati, perché nella stragrande maggioranza dei </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>check point </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">non ci sono soldatesse o poliziotte che possano perquisire le donne, vere o false che siano. Eppure, che il </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>burqa </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">sia il miglior travestimento per un uomo in Afghanistan è risaputo: ancora nel lontano 2001 il film </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em>Viaggio a Kandahar </em></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;">rivelava questa tecnica al mondo intero, possibile che le forze di sicurezza locali non la conoscano? Certamente, l&#8217;addestramento della polizia locale è lento, e la sua inefficienza imputabile pure agli stessi poliziotti, per molti dei quali si tratta di un lavoro stagionale: si calcola, infatti, che il 35% di loro abbandonino il lavoro d&#8217;estate, in tempo di raccolto, ovviamente più redditizio della magra paga di tutore delle forze dell&#8217;ordine, per non parlare dei rischi inclusi.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Se per tutti gli afgani la situazione è intollerabile, lo è ancora di più per coloro i quali (ed è la maggioranza) considerano la forza internazionale una forza di occupazione e che si chiedono che senso abbia aver sopportato un “occupazione” per oltre 10 anni se la situazione non è migliorata. E ciò è tanto più grave perché gli attentati si sono verificati a Kabul, considerata un&#8217;isola felice per quanto riguarda la sicurezza rispetto al resto del Paese. </span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Ecco, allora, che la frustrazione scoppia, e non per un nonnulla, ma perché, ancora una volta, le forze internazionali dimostrano spregio per il simbolo stesso della religione praticata dalla stragrande maggioranza degli afgani. In un paese diviso da rivalità tribali, etniche, e, soprattutto, politiche, il Corano è la bandiera nazionale.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Altro motivo di frustrazione per moltissimi afgani è il fatto che gli americani hanno confermato la volontà di avviare i colloqui con i Taleban che si sono aperti un ufficio diplomatico a Doha: è il palese riconoscimento di una sconfitta, nonché la legittimazione di una forza che avrebbe essere stata sgominata da una guerra decennale che ha comportato pesanti perdite e lutti. </span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">L&#8217;avvio dei colloqui coi Taleban è già una vittoria per questi ultimi: ma arrivare al cuore di Kabul e tenerla in scacco per 20 ore significa voler alzare ancora la posta.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">pubblicato su <strong>Giornale di Brescia</strong>, 23/2/2012.<br />
</span></p>
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		<title>La Rivoluzione Iraniana vista da un intellettuale iraniano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rivoluzione Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=209&#38;red=6&#38;arg=26#]]></description>
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		<title>33 anni di Rivoluzione in Iran: tra Corano e nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[segnalo un dossier sull&#8217;Iran nel sito Storia e Storici: http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=208&#38;red=3&#38;arg=11]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>segnalo un dossier sull&#8217;Iran nel sito <strong>Storia e Storici</strong>:</p>
<p><a title="storia e storici" href="http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=208&amp;red=3&amp;arg=11">http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=208&amp;red=3&amp;arg=11</a></p>
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		<title>33 anni di Rivoluzione Islamica in Iran</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 16:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[11 febbraio 1979-11 febbraio 2012: sono trascorsi 33 anni da quando in Iran la monarchia imperiale di Reza Pahlavi è stata rovesciata e sostituita da una Repubblica teocratica. Nel 1979 fu l&#8217;intera società civile (all&#8217;epoca il termine non era ancora di moda!) a ribellarsi contro lo Stato e tutti si rovesciarono in piazza allorché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">11 febbraio 1979-11 febbraio 2012: sono trascorsi 33 anni da quando in Iran la monarchia imperiale di Reza Pahlavi è stata rovesciata e sostituita da una Repubblica teocratica. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1979 fu l&#8217;intera società civile (all&#8217;epoca il termine non era ancora di moda!) a ribellarsi contro lo Stato e tutti si rovesciarono in piazza allorché il tiranno coronato partì per l&#8217;esilio da cui non sarebbe più ritornato. Ma pochi mesi dopo erano molti i disillusi dalla rivoluzione, le carceri erano piene di dissidenti, gli aeroporti presi d&#8217;assalto da gente che voleva emigrare per non finire vittima delle purghe di stato, o per non essere arruolata e spedita al fronte iracheno, dopo che Saddam Hussein aveva attaccato la giovane Repubblica. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Da allora, si è innestato un testa a testa tra Stato e Società dove il primo cerca di inculcare principi liberticidi senza riuscirvi, nonostante il persuasivo uso della forza, e la seconda s&#8217;oppone mettendo in atto forme di resistenza civile e cercando la quotidiana erosione del Potere.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Iran si è evoluto in una ridda di contraddizioni scoppiate lungo il corso del post Rivoluzione, in gran parte dovute allo scollamento tra società civile e autorità: nonostante decadi di propaganda e di imposizioni, gran parte della società civile non ha assimilato i dettami “religiosi” intimati, ma, al contrario, sembra andare in senso uguale e contrario rispetto ai parametri che il regime continua a dettare. Un caso eclatante, solo in parte superficiale, è il dettame vestiario: le iraniane sono obbligate a coprirsi il capo e ad osservare una certa morigeratezza degli abiti quando agiscono nella sfera pubblica, ma la maggioranza delle donne sfida le autorità adottando dei veli “impropri”. Mentre in tutto il mondo le musulmane lottano per poter indossare il velo in pubblico (in situazione migrata, ma anche in Turchia e in qualche stato arabo), le iraniane confutano l&#8217;obbligatorietà del velo quale imposizione non religiosa, bensì statale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Iran di questi ultimi trent&#8217;anni è stato travagliato anche da vicissitudini esterne, </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><em>in primis</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"> la lunga e sanguinosissima guerra contro l&#8217;Iraq di Saddam Hussein (1980-1988). Poi, è arrivata la “scomunica” di Bush jr. che ha incluso l&#8217;Iran nell&#8217; “asse del male”, cercando di creargli un cordone sanitario attorno. Orgoglioso nel suo isolamento, profondamente convinto di essere giusta vittima di concorrenti empi, l&#8217;Iran ha cercato in tutti i modi di creare legami legami esterni, soprattutto coi paesi del Centrasia, geograficamente e culturalmente vicini. Il suo isolamento è stato poi acuito da altri avvenimento bellici di questi anni: le guerre in Iraq e in Afghanistan hanno portato le truppe internazionali (ostili all&#8217;Iran) ai suoi confini; la Turchia, paese NATO, ospita truppe e armamenti americani; il Pakistan è da sempre un alleato di Washington; nel Golfo, il Bahrein accoglie permanentemente la V flotta statunitense, mentre l&#8217;Arabia Saudita, con la quale scorre vecchia inimicizia, è in stretti rapporti d&#8217;amicizia e business con gli Stati Uniti. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Infine, s&#8217;è aggiunto il progetto del nucleare, che è entrato in rotta di collisione con gli schemi delle potenze mondiali, le quali, convinte che l&#8217;Iran voglia il nucleare a scopi bellici e non solo civili, ha iniziato un braccio di ferro con sanzioni da parte dell&#8217;Onu e minacce in risposta da Tehran, quale quella di bloccare lo stretto di Hormuz, nodo cruciale per l&#8217;esportazione del petrolio. Negli ultimi tempi, i tamburi di una possibile guerra contro l&#8217;Iran suonano sempre più insistentemente. Paradossalmente, si tratta di una guerra che nessuno dei due contendenti, per vari motivi, si può permettere. Ma la minaccia reiterata tiene in costante preoccupazione soprattutto la popolazione civile iraniana, già provata da censure interne e sanzioni interne. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">articolo pubblicato da <em>Il Giornale di Brescia</em>, 12/2/2012.<br />
</span></span></p>
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		<title>Ancora elezioni in Kuwait, paese &#8220;democratico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 08:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kuwait elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Febbraio: si vota in Medio Oriente. L&#8217;Egitto va verso il secondo turno parlamentare, in attesa di eleggere il presidente in marzo; il presidente dello Yemen dovrebbe essere eletto il 21 e pure la Siria dovrebbe andare alle urne per il Parlamento entro fine mese. Condizionale d&#8217;obbligo, vista la situazione dei Paesi. Già avvenute, il 2, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Febbraio: si vota in Medio Oriente. L&#8217;Egitto va verso il secondo turno parlamentare, in attesa di eleggere il presidente in marzo; il presidente dello Yemen dovrebbe essere eletto il 21 e pure la Siria dovrebbe andare alle urne per il Parlamento entro fine mese. Condizionale d&#8217;obbligo, vista la situazione dei Paesi.<br />
Già avvenute, il 2, invece, le elezioni in Kuwait, Paese cui tutto il mondo guarda con interesse: la piccola monarchia, infatti, possiede il 10% di riserve del greggio e, dopo le sanzioni contro l&#8217;Iran, l&#8217;oro nero kuwaitino acquista valore. L&#8217;Italia è particolarmente coinvolta, basti pensare che la Kuwait Petroleum è partner al 50% di Agip nella raffineria di Milazzo, e che sul nostro territorio operano oltre 2.600 stazioni Q8.<br />
Gli elettori del Kuwait hanno votato tre volte in tre anni, e quest&#8217;ultimo appello è dovuto all&#8217;ennesima crisi tra Governo e Parlamento che dura da 2 anni. La crisi, quindi, precede le primavere arabe e senz&#8217;altro è differente (come ogni altra); ma il vento di primavera è arrivato al Golfo, con proteste nel 2011 anche nelle pacifiche strade di Kuwait City.<br />
Nonostante il Kuwait si vanti come Paese più democratico del Golfo, il Governo non ha ci pensato due volte ad arrestare un ingente numero di attivisti che protestavano per la corruzione di una dozzina di parlamentari, rei di aver preso mazzette dal Governo in cambio del loro supporto. Cifre da capogiro: si parla di 90 milioni di dollari pagati dalla Banca nazionale ad almeno due parlamentari.<br />
Scopo degli attivisti, inoltre, è puntare l&#8217;attenzione sulla necessità di democratizzare il sistema: formare partiti, ora proibiti; elezioni anche per il premier, ora carica garantita a un membro della famiglia reale Sabah; eliminare la prerogativa dei membri del Governo di partecipare alle riunioni parlamentari con diritto di voto: 15 ministri hanno infatti diritto a partecipare con voto alle riunioni dei 50 parlamentari eletti, una percentuale inquietante.<br />
Il frequente ricorso alle urne, quindi, non solo non è prova di democrazia in Kuwait, ma ne rivela le falle. In mancanza di partiti, l&#8217;opposizione s&#8217;organizza in movimenti, specie giovanili, da quelli di stampo «liberal-occidentale» fino a quelli affiliati ai Fratelli Musulmani. La gioventù condivide molte delle caratteristiche viste nei Paesi protagonisti delle rivolte del 2011: bersaglio principale è la corruzione, scopo è raggiungere maggiori diritti costituzionali e democratici. Rispetto ai colleghi a Tunisi o al Cairo, i kuwaitini debbono affrontare anche altri problemi: le tensioni urbane e tribali, alimentate dal fatto che la componente tribale, dipendente da sussidi e impieghi statali, è in perenne frizione con l&#8217;élite mercantile. È anche aumentata la tensione tra sunniti e sciiti che, fortunatamente non al livello del vicino Bahrain, è comunque fattore di rischio.</p>
<p>questo articolo è apparso nel <em>Giornale di Brescia</em> del 5/2/2012.</p>
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		<title>Iraniane che fanno cultura&#8230;italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 07:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandemedioriente.it/omaggio-a-antonia-shoraka-6729">http://www.grandemedioriente.it/omaggio-a-antonia-shoraka-6729</a></p>
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		<title>Arifa e le donne in Pakistan</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[leggi l&#8217;art. nella rubrica Mediorentedigenere in grandemedioriente.it http://www.grandemedioriente.it/arifa-6679]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>leggi l&#8217;art. nella rubrica Mediorentedigenere in <strong>grandemedioriente.it</strong></p>
<p><a href="http://www.grandemedioriente.it/arifa-6679">http://www.grandemedioriente.it/arifa-6679</a></p>
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		<title>Pakistan e occidente</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapimento del cooperante italiano in Pakistan cade in una fase deteriorata delle relazioni con il mondo occidentale. In questi giorni, infatti, il Dipartimento di Stato Usa ha reso nota la richiesta del Governo pakistano di sospendere la visita a Islamabad del rappresentante per Pakistan e Afghanistan, l&#8217;ambasciatore Marc Grossman, finché il Parlamento pakistano non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapimento del cooperante italiano in Pakistan cade in una fase  deteriorata delle relazioni con il mondo occidentale. In questi giorni,  infatti, il Dipartimento di Stato Usa ha reso nota la richiesta del  Governo pakistano di sospendere la visita a Islamabad del rappresentante  per Pakistan e Afghanistan, l&#8217;ambasciatore Marc Grossman, finché il  Parlamento pakistano non avrà rivisto la situazione delle relazioni  Usa-Pakistan. Grossman è in missione tra gli Stati del Golfo, con  destinazione finale Kabul, per raccogliere consenso ai previsti colloqui  di pace coi Talebani.<br />
Il veto alla missione Grossman arriva dopo il  braccio di ferro iniziato a novembre, quando Washington ha chiesto a  Islamabad di non firmare accordi con l&#8217;Iran per il trasporto energetico,  scegliendo altri partner asiatici (es. il Turkmenistan). L&#8217;«invito» è  stato rafforzato dalla minaccia di sanzioni se il Pakistan continuerà i  rapporti commerciali con Teheran. Così, sempre a novembre, dopo  l&#8217;uccisione da parte della Nato di 20 militari pakistani, Islamabad ha  risposto bloccando 700 container di cibo destinato agli afghani. Ora  Islamabad pare consentire lo sblocco del cargo, anche su pressione di  Kabul. Ma la tensione resta. Sorge il dubbio che Islamabad voglia alzare  la posta, ribadendo in modo caotico il proprio ruolo nel processo di  pacificazione dell&#8217;area centrasiatica. Se, come si spera, l&#8217;Afghanistan  troverà alfine stabilità, i porti pakistani costituiranno lo sbocco più  naturale per l&#8217;esportazione del fantastico patrimonio minerario afghano;  per non parlare dell&#8217;obbligato passaggio in Pakistan delle tubazioni  del gas dal Turkmenistan all&#8217;India. La pacificazione afghana porterebbe  dunque immensi benefici al Pakistan.<br />
Per essere un primattore, però,  il Pakistan deve prima risolvere le tensioni interne, ad esempio,  dimostrando di poter controllare i milioni di rifugiati afghani  (ufficialmente 2 milioni, ma, in realtà, almeno il doppio) che vivono in  territorio pakistano, fra cui si celano talebani e qaedisti,  responsabili di attentati in Pakistan e in Afghanistan. Ma fra i  rifugiati si nascondono anche narcotrafficanti che curano il transito di  droga dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Occidente: se il Pakistan pensava di essere  luogo di transito, s&#8217;è dovuto ricredere confrontandosi con le  statistiche che vedono il consumo di oppiacei in crescita esponenziale  tra la gioventù pakistana.<br />
Islamabad deve pure dimostrare di  stroncare le provocazioni di leader politici quali Shahzain Bugti, del  Partito per l&#8217;indipendenza del Baluchistan, che ha appena annunciato di  offrire una taglia (contanti, casa e protezione) a chi uccida l&#8217;ex  presidente Musharraf, «colpevole» dell&#8217;uccisione di molti insorti  baluchi quando era capo dell&#8217;esercito. Gesto che, non adeguatamente  censurato dai pakistani, getta nuove ombre sulla loro credibilità.</p>
<p>questo articolo è comparso sul <em>Giornale di Brescia </em>del 21/1/2012.</p>
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		<title>Iran, attentati e tensioni interne</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attentato al fisico nucleare iraniano Mostafa Ahmadi-Roshan si configura come l&#8217;ennesimo atto della guerra, non solo verbale, che si sta consumando da parecchio tempo tra l&#8217;Iran e il resto del mondo. L&#8217;assassinio, infatti, va ad aggiungersi ad una serie di sabotaggi cibernetici ai danni del programma nucleare iraniano, a due misteriose esplosioni all&#8217;interno di basi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Times New Roman,serif;">L&#8217;attentato al fisico nucleare iraniano </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Mostafa Ahmadi-Roshan</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"> si configura come l&#8217;ennesimo atto della guerra, non solo verbale, che si sta consumando da parecchio tempo tra l&#8217;Iran e il resto del mondo. L&#8217;assassinio, infatti, va ad aggiungersi ad una serie di sabotaggi cibernetici ai danni del programma nucleare iraniano, a due misteriose esplosioni all&#8217;interno di basi militari che hanno ucciso diversi ufficiali, e all&#8217;eliminazione fisica, sempre tramite attentati dinamitardi, di scienziati in forza al programma d&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio in corso in Iran. La Repubblica Islamica punta il dito accusatore  verso Israele e Stati Uniti, paesi che ufficialmente hanno negato ogni responsabilità in questa catena di luttuosi eventi; Washington, addirittura, ha ufficialmente condannato l&#8217;uccisione di Ahmadi-Roshan.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Il mondo guarda col fiato sospeso a questi accadimenti che sembrano farci precipitare verso la guerra, mentre nei giorni passati qualche debole spiraglio s&#8217;era aperto, sia grazie al salvataggio dei marinai iraniani ad opera della marina statunitense (gesto elogiato dalla autorità iraniane), sia, soprattutto, grazie all&#8217;apertura del Segretario alla Difesa americana Leon Panetta, il quale, dichiarando inaspettatamente che l&#8217;Iran sarebbe ben lontano dall&#8217;acquisire la forza nucleare, ha rinnovato l&#8217;invito ad una soluzione diplomatica del caso.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Intanto, la stretta delle sanzioni sta facendo il suo corso; anche la Cina ha ridotto notevolmente le proprie importazioni di petrolio iraniano, facendo entrare Tehran in fibrillazione. Il rial, la moneta ufficiale iraniana, ha toccato il suo minimo storico nei confronti del dollaro e il costo della vita continua a crescere: negli ultimi tre mesi il prezzo del latte è aumentato del 20%. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">C&#8217;è comunque il rischio che le sanzioni non scoraggino Tehran dal perseguire il suo obiettivo nucleare: abbandonarlo ora significherebbe una perdita di prestigio interno incommensurabile. Ma pure il principale contendente iraniano, ovvero gli Stati Uniti, rischia la faccia: Obama non può dimostrarsi timido di fonte alle minacce iraniane, pena la sua non rielezione.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Intanto, in Iran vi è palpabile scontento fra la popolazione e apprensione fra le autorità a circa due mesi dall&#8217;appuntamento elettorale. Memore di quanto accaduto nel giugno 2009, la censura si è già organizzata setacciando ogni internet café, rafforzando la sorveglianza sui documenti esibiti dagli utenti e controllando i siti consultati. Oltre alla figlia di Rasfanjani, in questi giorni sono stati fermati dalla polizia altri dissidenti, giornalisti, politici, mentre i leader dell&#8217;Onda Verde Mousavi e Karroubi sono agli arresti domiciliari ormai da parecchi mesi. Questa politica intimidatoria è opposta a quella solitamente praticata dal regime, che, alla vigilia di appuntamenti elettorali, è solito liberare dei prigionieri politici e allargare le maglie della censura.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">A differenza del 2009, infatti, c&#8217;è un ulteriore pericolo per il regime, ovvero l&#8217;esempio delle rivolte arabe che, pur ancora in corso, sono comunque riuscite a rovesciare i despoti in carica: un modello esportabile e pertanto assai temuto, anche se, al momento, non vi è traccia di primavera sull&#8217;altopiano. </span></span></span></p>
<p>Apparso su <em>Il giornale di Brescia</em> 13/1/2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Faezeh Rafsanjani rischia la prigione&#8230;.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Faeeh Hasheni Rafsanjani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;.ma io tifo per lei. http://www.grandemedioriente.it/tifo-per-faezeh-6602]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;.ma io tifo per lei.</p>
<p><a href="http://www.grandemedioriente.it/tifo-per-faezeh-6602">http://www.grandemedioriente.it/tifo-per-faezeh-6602</a></p>
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